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Ci svegliamo tutti alle 8:30… e subito ripariamo ai danni prodotti dall’intensa pioggia notturna… è tutto fradicio… pure lo scatolone del cibo! Mauri propone il risotto coi funghi cresciuti sulle mie ciabatte decomposte… 2 ore per asciugare tutto e poi via verso Arles! Sul Duchino c’è chi rifinisce la versione definitiva dell’inno “Forza Forza Monsieur Homer”, e c’è anche tempo per una colazione da “Brioche dorèe” (Auchan).
Arles, città gemellata con Vercelli: troppo carina! I novaresi cercano luoghi ameni ai quali appiccare simpatici incendi dolosi in ricordo dei bei tempi della “Vercelli brucia!”. Peccato che la visita al teatro (a pagamento) si riveli una ladrata (e pure i piccioni che ti cacano sterco addosso)… ma si potevano rubare sufficienti scorci dalle fessure sparse attorno al perimetro della vetusta costruzione romanica! Compriamo cartoline e pranziamo a paninì e cocà (francesi ladri di merda, sciura bastarda). Proseguiamo verso la Camargue: qualche toro (non Tiger), i cavalli bianchi e pochissimi fenicotteri rosa nelle paludi (domandone di Mauri: “Sono rosa perché mangiano gamberi di fiume?”… la risposta non è nota, solo un uomo lo saprà: porosità!).
Bella Les Saints Mariès de la Mer! Puciamo anche i piedini nel mare con spiaggia sabbiosa… SI’, finalmente la sabbia! Il Duchino viene ancora discriminato dai parcheggi francesi (de merd), che mettono le sbarre a 1.80m e noi siamo alti 2.00m… troviamo posto in un ambiguo parking for campers, pieno di italiani incazzosi… dopo aver pagato la vecchina dei biglietti ci tocca attenderla quasi 1/2 ora per uscire (era la moglie di Barrichello?)!
Arrivati in campeggio a Carpentras: RIPIOVE!!! Ce n’est pas possible! Ma noi, uomini duri e donne, sfidiamo la sfiga: mettiamo su l’H2O della pasta! Giove Pluvio ci premia: si cena tranquilli inaugurando il fatidico BAMBINO di Vin Rouge! Post cena: partita di ping-pong a giro riscaldati dagli ultimi sorsi dell’apprezzato vinello… Fa freddo: l’agonismo si fa sentire: Machino distrugge il tavolo aprendolo in due come una cozza e Don Arluno, per non subire i crampi, si riscalda rubando una bicicletta ad un figlio dei fiori autoctono e si reca nella tenda dell’olandese gnocca, ma il padre gli mostra la lupara e Giusè scappa con la coda fra le canne!





